Manifesto

La Fondazione, nel ribadire il suo impegno per diffondere e promuovere la cultura architettonica e il valore civile del mestiere di architetto, aggiorna il suo Manifesto Culturale per adeguarlo alle mutate condizioni della società e dell’economia, mantenendo inalterati i principi fondamentali che ne hanno ispirata l’attività in questi anni
In una terra – l’Umbria – al centro del paese più ricco di opere d’arte e di bellezze naturali; dove l’uomo da secoli ha trasformato con conoscenza profonda il proprio territorio migliorandolo, rendendolo più amichevole; nella terra dei santi; in questa Umbria al centro, esente dal mare, esente dai principali assi di comunicazione, dimenticata, poco abitata, dura ma non aspra, chiusa ma inclusiva, verdeggiante ma umanizzata; in questa piccola terra, da questa piccola oasi noi vogliamo trarre energie positive che siano utili a far rinascere il nostro Paese.
A questo scopo crediamo che la rigenerazione sostenibile delle città, dei borghi e dei paesaggi umbri sia la missione che dobbiamo affrontare e vincere nei prossimi decenni se vogliamo garantire l’ambiente naturale e antropizzato, la sicurezza, la salute, la pace sociale e la qualità della vita dei cittadini.
In questa difficile sfida, che Robert Kennedy nel 1967 definiva già così “La città non è solo abitazioni e negozi. Non è solo istruzione e occupazione, parchi e teatri, banche e negozi. E’ un luogo dove gli uomini dovrebbero essere in grado di vivere con dignità e sicurezza e armonia. Avremo bisogno di un ondata di fantasia, di ingegno, di disciplina e di duro lavoro.” …” il ruolo dell’architettura è centrale solo se è capace di legare attorno al progetto i diversi saperi, l’ascolto delle comunità, la visione del futuro e l’innovazione, la sostenibilità ambientale ed economica.
Il ruolo dell’architettura è importante se capace di dare soluzioni ai bisogni quotidiani delle persone, assumendosi la responsabilità etica della bellezza di natura e monumenti da trasmettere alle generazioni future.
La Fondazione, quindi, si assume la responsabilità culturale di promuovere azioni che mirano a questo fine, quali:
• Investire nello studio, il dibattito e la promozione delle strategie e delle pratiche di rigenerazione sostenibili e di riuso, per ridurre il consumo di suolo, valorizzare i paesaggi, riusare i borghi storici, riqualificare le città, ridisegnare le periferie.
• Cooperare con le comunità, le amministrazioni pubbliche, il mondo dell’economia, professionale, culturale e della scuola per verificare e promuovere modelli di rigenerazione visionari ma praticabili, capace di migliorare la qualità dell’habitat e favorire i processi di inclusione sociale
• Promuovere la sperimentazione di progetti di rigenerazione sostenibile perché l’Umbria con il suo retaggio storico, paesaggistico e industriale diventi un laboratorio nazionale di buone pratiche
• Attivare processi formativi rivolti a tutti coloro che nei diversi ruoli hanno a cuore tale missione, per implementare la cultura umanistica, tecnica, scientifica e amministrativa per rispondere con competenza ad una sfida tanto difficile e impegnativa
La Fondazione sarà quindi, come è stata, un luogo aperto, di discussione libera, indipendente e propositiva, un servizio civile d’architettura per le comunità e i territori, capace di una visione ampia ma anche di ascolto e proposta sulla piccola scala, che riguardi un quartiere o un borgo bisognoso di idee e proposte.
La Fondazione è consapevole di avere un programma ambizioso e risorse limitate ma testardamente crede che la circolazione e il confronto di idee innovative e sane, al servizio delle persone e dell’habitat, siano la premessa perché la buona architettura realizzi spazi migliori per tutti.

 

 

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